40 anni di riforme e apertura della Cina: i risultati e le prossime sfide

Si è tenuto lo scorso 12 dicembre, presso la Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, il convegno organizzato dall’Associazione Parlamentare “Amici della Cina” e dall’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese per celebrare i 40 anni di riforme e apertura della Cina. L’Ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese, S.E. Li Ruiyu, nel corso del suo intervento ha ricordato che “Nel 1978, su proposta di Deng Xiaoping, la Cina ha avviato il suo storico percorso di riforma e apertura. Negli ultimi 40 anni, il popolo cinese ha vissuto un’epoca di grandi cambiamenti e ha iniziato a scrivere la grande epopea storica che narra la forza di volontà e la voglia di andare sempre avanti del popolo cinese. La politica di Riforme e Apertura ha liberato di fatto il potenziale produttivo della società cinese e ha migliorato la capacità economica del Paese, la sua forza e il tenore di vita della sua popolazione. Negli ultimi 40 anni, il PIL cinese ha registrato un balzo epocale passando da 175 miliardi di dollari ai 12,200 miliardi attuali, mantenendo un tasso di crescita medio annuo del 9,5%. Oggi la Cina è la seconda economia mondiale e il primo Paese industriale del mondo, nonché il primo paese per commercio di beni. Il PIL pro-capite dei cittadini cinesi è passato da 160 di dollari a più di 8.800 attuali e la popolazione in stato di povertà assoluta è diminuita da 770 milioni a 30 milioni, una riduzione che rappresenta il 70% della riduzione totale di popolazione in stato di povertà a livello mondiale. Il tenore di vita del popolo cinese si sta trasformando da uno di “soddisfazione dei bisogni primari” a uno di benessere medio”.

“La politica di Riforme e Apertura ha rivoluzionato la Cina, ma ha anche influenzato il mondo intero. Negli ultimi 40 anni, La Cina ha continuato a portare avanti la sua politica di base di apertura verso l’estero, ha aperto le sue porte al mondo, realizzando una trasformazione che l’ha vista passare da uno status di isolazionismo a uno di semi-isolazionismo fino a una fase di completa apertura. Dalla politica di “attrazione di imprese estere” a quella “go global” per le aziende cinesi, dall’ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio al lancio dell’iniziativa Belt and Road, la Cina ha mantenuto un tasso di crescita sostenuto ed è arrivata a contribuire per oltre il 30% alla crescita economica mondiale per molti anni consecutivi”.

“La ragione principale è che il Partito Comunista Cinese ha sempre messo il popolo al centro e lo ha guidato con un approccio pragmatico, ne ha liberato il pensiero e ha portato avanti una discussione coraggiosa incentrata sull’auto-rinnovamento e ha portato avanti una logica di progresso mantenendosi al passo coi tempi. Il PCC ha sempre sottolineato l’importanza dell’indipendenza, della forza interna, portando avanti, al contempo una sempre maggiore apertura e una cooperazione win-win. Abbiamo portato avanti una integrazione tra il sistema socialista e lo spirito nazionale cinese, andando sempre verso una direzione di riforme profonde dell’economia socialista di mercato, e, un passo alla volta, abbiamo creato la via del socialismo con caratteristiche cinesi che si addice bene allo sviluppo nazionale della Cina”.

“Al tempo stesso – prosegue l’ambasciatore Li Ruiyu – bisogna considerare che la posizione e la definizione della Cina come Paese in via di sviluppo non è cambiata e fenomeni come le differenze tra gli stadi di sviluppo e le inadeguatezze sono ancora presenti. Il PIL pro-capite cinese è soltanto al 70esimo posto a livello mondiale, al di sotto del livello dei Paesi industrializzati. Dopo 40 anni di pratica, siamo sempre più fiduciosi e risoluti nel voler portare avanti le Riforme e l’Apertura e continueremo a percorrere questa via, pronti ad affrontare le difficoltà e ad andare avanti”.

Un bilancio e le prossime sfide

A 40 anni dalle grandi riforme, il progresso della Cina si fa risalire ai grandi risultati conseguiti in settori come la ferrovia ad alta velocità, l’intelligenza artificiale e le reti 5G. In realtà bisogna fare qualche passo indietro e tornare agli anni Settanta e alle rivoluzionarie soluzioni individuate per affrontare le sfide che si presentavano. Pensiamo ad esempio ai villaggi e a come hanno dovuto innovare il loro concetto di proprietà collettiva. Alcune delle risorse, come gli aratri o le attrezzature pesanti, erano troppo costose per essere acquistate dalle singole famiglie o erano beni indivisibili. Così vennero trasformate in azioni che gli abitanti del villaggio potevano acquistare e commerciare. Riuscirono così a creare nuovi capitali, grazie ai quali poterono uscire dal loro stato di arretratezza e dare impulso a nuove e moderne attività aziendali, in linea con le tendenze del momento anche fuori dalla Cina. Ciò ha portato ad un boom dei piccoli produttori, alcuni dei quali sono cresciuti in aziende come la Whitegood e giganti dell’elettronica Kelon e Midea, che fiorirono nella campagna del Guangdong.

La Cina in quel momento era un paese povero. Nel 1978 la Banca Mondiale rendeva noto che il PIL pro capite negli Stati Uniti era 10,587 dollari, in America Latina e nei Caraibi ammontava a 1.575 dollari, in Medio Oriente e in Nord Africa era di 1.366 dollari, nell’Africa sub-sahariana era 495 dollari. La Cina aveva un PIL pro capite di 156 dollari. Ebbene, lo scorso anno il PIL pro capite era di 8.826 dollari, 57 volte più alto di quello che era allora. È cresciuto di sei volte rispetto a quello di Stati Uniti, America Latina e Caraibi, cinque volte rispetto al Medio Oriente e al Nord Africa e tre volte di più dell’Africa sub-sahariana.

In molti lo hanno soprannominato il miracolo della Cina, sebbene sia stato un risultato lontano dalle storiche rivoluzioni economico-sociali di Gran Bretagna, Stati Uniti e Giappone. Ognuno di questi paesi ha avuto il suo scotto da pagare in termini di inquinamento atmosferico ed ambientale e, pertanto, il tema dell’inquinamento e quindi della protezione ambientale rappresenta ad oggi una delle maggiori sfide da affrontare.

L’altra è l’invecchiamento della popolazione. Nel 1978, secondo una stima dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, per ogni 1.000 bambini nati in Cina, 53 morivano in tenera età. Un bambino nato oggi può aspettarsi di vivere un decennio più lungo di quello nato 40 anni fa. Inoltre, metà dei bambini in Cina non sono andati alla scuola secondaria nel 1978, ma nel 2013 l’iscrizione era pari al 95%.

Da ultimo, per poter competere in un mercato sempre più aperto e globalizzato, saranno necessarie altre nuove riforme adeguate all’attuale situazione economico-finanziaria internazionale. Pertanto andrà riformato il settore finanziario per fornire maggiore sostegno alle imprese private e preparare le imprese di proprietà statale.

La Cina è sicuramente molto più sviluppata rispetto a 40 anni fa, ma c’è ancora molta strada da fare. Il paese ha 998 milioni di persone in età lavorativa, ma solo il 6% circa sarà in grado di pagare le tasse l’anno prossimo perché ha guadagnato più di 5.000 yuan al mese. Dunque non può considerarsi ancora un paese ricco ed è orientato a raggiungere altri importanti traguardi.

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